Messaggio per la Quaresima dell’Arcivescovo Lorefice

Pubblicato giorno 15 febbraio 2021 - Senza categoria

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MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2021
Insieme verso la Pasqua
Il «futuro spalancato dalla misericordia del Padre»
Carissime, Carissimi,
fratello tra voi e padre per voi, desidero iniziare con voi il cammino
quaresimale, che ci condurrà verso le celebrazioni pasquali. Infatti, come ci
ricorda Papa Francesco: «Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del
nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello
Spirito Santo. Ma già l’itinerario della Quaresima, come l’intero cammino
cristiano, sta tutto sotto la luce della Risurrezione, che anima i sentimenti, gli
atteggiamenti e le scelte di chi vuole seguire Cristo».
La Quaresima è un tempo di preghiera, un tempo in cui siamo chiamati
a ritrovare il nostro centro nella relazione con Dio, in un dialogo costante e accorato di fiducia – di fede! –, nel Signore «lento all’ira e grande nell’amore» (Sal 102,8), come la rivelazione biblica ce lo presenta e come Gesù ce lo narra e testimonia. Gesù – il Messia di Dio, il Figlio e la Parola eterna di Dio fattosi carne, l’Amore crocifisso che «si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori» (Mt 8,17; Is 53,4) –, ci assicura, infatti, che il Padre
celeste non vuole noi umani schiacciati dalla solitudine e dal peso della vita. Egli
– “Padre nostro” – si muove a compassione quando ascolta il grido delle donne e degli uomini segnati dalla solitudine della sofferenza e dall’emarginazione generata dall’indifferenza e dall’ingiustizia, poiché ha viscere di misericordia e di amore per tutti. Anche la pandemia ci ha fatto riscoprire la potenza e la ricchezza della preghiera. Scrive J.-P. Jossua: «L’articolo di fede che per me oggi è quasi il più importante, è la convinzione che la mia preghiera debole e intermittente è raddoppiata da una orazione più nascosta, incessante giorno e notte, e ancora più in profondità che lo Spirito Santo prega in me in maniera inimmaginabile». È un tempo che ci chiede una nuova sintonia con il gemito dello Spirito in noi (cfr Rm 8,26) e nel dolore di tante nostre sorelle e fratelli
colpiti dalla violenza omicida, dalla malattia, dalla paura, dalla povertà e dalla morte. Per questo la Quaresima ci propone un digiuno prolungato, come
occasione per ricollocarci nell’ascolto di noi stessi, in quell’habitare secum caro ai
Padri del deserto. Rientrare in sé stessi come espressione interiore di vigilanza
e di fortezza, di povertà e privazione, per progredire nel processo mai compiuto
di conversione nello Spirito, tipico del discepolato cristiano e della vita della
fraternità cristiana.
Il tempo e il percorso quaresimale, attraverso il digiuno, richiedono il
rinnegamento dell’io narcisistico per uscire dall’indifferenza del cuore schiavo
della «concupiscenza della carne, della concupiscenza degli occhi e della
superbia della vita» (cfr 1Gv 2,16). L’astinenza rende capaci di attraversare la notte e le sue insidie, certi, come le sentinelle del mattino, che sopraggiunge la luce, il «futuro spalancato dalla misericordia del Padre» (Papa Francesco).
Permette di comprendere i più poveri e diseredati, la durezza estrema e
lancinante della loro vita. Fa desiderare Dio e amare gli uomini e le donne nostri
fratelli e sorelle. Tutti!
Infine, la Quaresima, attraverso la pratica dell’elemosina ci riconsegna
la dimensione fondativa della nostra relazione con l’altro. Ci viene chiesto di
praticare con più generosità e assiduità l’ascolto attento del dolore altrui, lo
sguardo che si nutre della contemplazione della compassione di Dio nel suo Figlio che ha sofferto per noi lasciandoci un esempio perché ne seguiamo le orme (cfr 1Pt 2,21), performati dai suoi sentimenti (cfr Fil 2, 5-11). L’elemosina ci rende espressione del sentimento divino e umano più alto e necessario, che anche questo tempo di pandemia ha messo in risalto: la compassione. Infatti,
come sosteneva Emmanuel Lévinas, è divenuto più chiaro che «la compassione,
cioè, etimologicamente, soffrire con l’altro, ha un senso etico. È la cosa che ha
più senso nell’ordine del mondo».
Ma il condividere che nasce dall’aver pietà, secondo il significato
etimologico di elemosina (dal greco eleêin), attinge – come accennavo prima – anche alla pratica del digiuno. Si tratta dell’intreccio intrigante che scoprì
Francesco d’Assisi: fare l’elemosina diventa motivo di orgoglio se non
riconosciamo che anche noi siamo nel bisogno, che anche noi dobbiamo
chiedere l’elemosina. La conversione di Francesco passa dal ‘fare’ l’elemosina al
‘chiedere’ l’elemosina. Risiede qui la connessione tra elemosina e digiuno.
Infatti, lo Spirito in noi presiede all’opera di generazione dell’uomo nuovo, non
più bramoso e centrato su sé stesso, ‘l’uomo cristico’. Da creature consapevoli della loro fragilità, ci rende uomini e donne nuovi, discepoli di Gesù, pietre vive della Chiesa, edificio spirituale, sacramento di Cristo luce delle genti e, in Lui, di unità, di fraternità e di pace per l’intera famiglia umana che abita la Terra – la Casa comune –, nelle nostre città, sulle nostre strade, nei nostri quartieri, nelle nostre case. Donne e uomini nuovi, ‘pro-esistenti’, ‘con-partecipi’, ‘con-passionevoli’, fraterni, amanti del bene, animati dalla carità e dalla gratuità di Dio: audaci, capaci di una parola che coincide con la vita; profetici, sempre liberi di fronte al male e alle sue sedimentazioni mentali e alle sue subdole e perverse strutturazioni sociali; ‘beati’, miti e umili di cuore, che costruiscono la società
civile nella ricerca del bene di tutti come coraggiosi operatori di giustizia, di
misericordia, di riconciliazione, di pace e come custodi sapienti e lungimiranti
della Casa comune.
La Quaresima ha una forza liberante e rivelativa per le nostre Comunità
cristiane perché ci permette di verificare con decisione se apparteniamo a Gesù,
se siamo di Cristo, degni del nome che portiamo. Se gli assomigliamo. Se la
nostra partecipazione alla costruzione della città umana, il nostro impegno
sociale e caritativo sono fondati in Dio. Poiché, come diceva un mio caro amico,
«un cristianesimo senza Gesù non è niente. Un ‘fare’ dei cristiani senza Dio non è niente lo stesso».
Lasciamo agire Dio in noi (cfr Sal 118,126) e attraverso di noi, in questo
tempo opportuno e provvidenziale della Quaresima, sapientemente definito
dalla Liturgia «sacramento della nostra conversione». Attingiamo forza
dall’assiduo ascolto delle Sacre Scritture e dal Sacramento del perdono e della
penitenza che, come farmaco salutare, connota e sostiene questo cammino.
Lasciamoci condurre dal Signore nel compiere gesti nuovi, nella nostra
relazione con Dio, con i fratelli e con noi stessi. Gesti nuovi come segno e
pegno della Pasqua a cui tendiamo.
La Beata Vergine Maria, Madre e Discepola del Signore sotto la croce, ci
sostenga e ci soccorra nel cammino per giungere gioiosi e rinnovati alla
rigenerazione pasquale.
Palermo, 15 febbraio 2021

 

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